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Un solco sulla mano mi racconta che vengo da lontano...
una ruga sul mio viso deturpa un pò il mio bel sorriso...
é un percorso obbligatorio il sentiero della vita,
che trasforma il rosso dell' anguria in gelo di granita,
inesorabile ed inarrestabile l'umano cambiamento...
inizia con il latte e finisce disteso in una nicchia del cemento,
tutto cambia,
quello che era va piano a scomparire...
quello che sarà è arduo da capire,
Siamo di passaggio su questa benedetta terra,
per poi andare a riposare dove non si sà...
ascoltiamo ancora chiaro il nostro respirare e
questo or ci sazia per vivere e sognare.
METAMORFOSI
Il tempo invade… modifica… logora… trasforma la materia… sbiadisce la vernice colorata dalle case dei vicini… sbiadisce il blu del ragno tatuato sul mio braccio, scompaiono le rondini dietro nubi cariche di temporali… scompaiono i loro nidi aggrappati alle cole.
Una volta… nei campanili delle chiese rintoccavano preziose campane d’ottone… ora, rintoccano le potenti casse in plastica del radio registratore,
sopra i tetti,le antenne della televisione sembravano lische di pesce… adesso sembrano ossa di seppie,
dentro quell’immenso prato dove da bambino in estate giocavo a guardie e ladri… ora sorge una grande banca per far giocare a guardie e ladri i grandi… tutto l’anno,
da ragazzino… nel campetto da calcio,ogni cosa era pura emozione…
i giri infiniti del pallone, i rimproveri e i complimenti del mister… l’odor dell’erba appena tagliata e delle righe in gesso bianco…
adesso invece, ai calciatori non importa nulla dei giri del pallone… ne tantomeno degli stati d’animo del mister…
gli interessa solo l’erba e… la riga bianca,
per strada, i sorrisi spontanei che la gente mi faceva… son diventati sguardi bassi… nevrotici… frettolosi.
Ricordo,
al crepuscolo della primavera… nei parchi di periferia e nelle vie poco illuminate del paese… si incontravano allegre lucciole in volo…
anche adesso si incontrano… forse anche più di allora… ma sembrano tristi… al posto delle ali hanno una borsetta… e… nessuno le ha mai viste volare.
La mia testa,
prima piena di capelli… pareva una piazza rotonda colma di gente in attesa d’un concerto… oggi, la mia testa… è rimasta una piazza rotonda… ma il concerto è finito,
in bocca poi…
ho sempre avuto pochi denti… ma sani, puliti e tutti veri… ora ne ho tantissimi… bianchissimi… pulitissimi… fintissimi…
Va bè…
dato che presumo non mancherà così tanto alla mia morte…
spero che almeno lei non sia cambiata… anche se poi non potrò urlar di gioia per il suo rimaner originale…
disteso e rilassato godrò della sua perenne quiete spirituale…
dentro un buco stretto e freddo si…
ma almeno… son sicuro… sempre uguale.
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