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Home Parole come macigni
Parole come macigni
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Sagre paesane |
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a cura di Marco Polidori
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Ogni festa ha il suo paese...
ogni paese ha la sua festa.
Fanno la maglia anziane signore davanti al portone di casa,
mentre i vigili indaffarati parcheggiano visi e motori...
c'è odore di rosmarino e spiedini, di zucchero filato e pane arrostito....
un anno d'attesa per fare due salti... per uscire di casa e svagarsi...
un'altra festa d'estate, vesti rinnovate,
piazze gremite... famiglie riunite.
SAGRE PAESANE
All’ombra d’un olmo immobile nell’orizzonte scolpito,
la bancarella urla vendendo cianfrusaglie lucide e qualche vestito,
nella piazza ricolma di palloncini colorati e salsicce abbronzate si leva potente nell’aria l’odore
d’un’altra festa d’estate…
Manine sottili stringono pannocchie dorate e spari di gomma ammaccano lattine svuotate,
minigonne e tamburi sfilano sventolando bandiere e a far passar tra la folla la banda del posto…
è l’ho sguardo severo d’un appuntato e il fischio d’un brigadiere.
Nell’ignudo tronco d’olio usurato imbrattato,
risalgono uomini rudi e temerari ragazzi… e tra tutta
la gente con lo sguardo rialzato, c’è già chi urla… questi son pazzi!!!
Tra la fila infinita che aspetta i fagioli per affogarci la mollica del pane abbrustolito,
mordicchia ali di pollo un piccolo gatto impaurito e gli innumerevoli
fiaschi di vino del contadino…
fanno sbandar chi ne ha bevuto troppo, come se andassero in discesa sullo slittino.
Girano facce paonazze sotto l’orchestra e chi non può lasciar casa,
scruta invidioso quei passi gaudiosi dalla finestra e mentre un papà gioca a nascondino con la sua bambina,
un giovane aitante e ruffiano balla abbracciato alla pimpante nonnina.
Col buio partono i fuochi d’artificio ad illuminare l’oscurità e i
bambini curiosi e sorpresi fanno di scatto un passo più in là…
S’è consumata la festa d’estate, bandiere e bancarelle son già ripiegate…
tutta la gente riposa sazia e serena, d’altronde… il ricordo della festa basta e avanza per sognare…
e nella piazza accesa di luce bianca di luna piena… adesso s’ode soltanto un cane abbaiare.
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Nelle Marche |
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a cura di Marco Polidori
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Un mistico scrigno, di verdi prati e filari di viti, di schizzi d'acqua marina e palle di neve,
di oche profumate al finocchietto selvatico e triglie al limone e rosmarino....
Le Marche....
tutto il mondo in una piccola regione...dove il cielo è ancora d'un azzurro limpido,
dove le albicocche hanno ancora il sapor delle albicocche e l'acqua sgorga incontaminata da ombrate fessure antiche....
dove la vita è a misura d'uomo e il tempo sembra scorrere più lentamente....come se andasse in salita.
Se non puoi girare il mondo, per una qualsiasi tua ragione...fai un salto nelle Marche...
ed ecco quà la magia di stà Regione...
tra il fumo dei trattori e l'ondular silente dell'ormeggiate barche.
NELLE MARCHE
Taglia i capelli bizzosi alla siepe d’alloro…
e già s’intravede l’azzurro dell’acqua baciare e bagnare i coriandoli d’oro.
Fazzoletto quieto disteso sul grano…
tra un avvinghiato uliveto e la grazia d’un tulipano,
sagre di rane che vanno in carriola e viti mature che riempiono botti,
sempre in dialetto qualunque parola, sui vinci sgrassi che fumano cotti.
Battaglie efferate sul corso del fiume e dossi di mais che sembrano dune,
palazzo Ducale e castelli arroccati, una moto che Vale e musicisti ispirati,
geniale pennello dipinge l’aiuole dell’antica città sui bordi di strade intrise d’alunni e di Facoltà.
Qui scarse si levano chiacchiere per ricordarla in futura memoria…
ma i laboriosi silenzi ne onoreranno per sempre la storia, storia d’uomini rudi e maniche da rigirare, amor per la terra e gioia vera nel vederla di nuovo fiorire.
Centrini fatti di fatica e d’uncinetto,
appaiono i campi supini sotto il cielo pulito,
tra un contadino che asciuga un laghetto e motori suonanti di un motoscafo partito,
di castagne racchiuse nei ricci e di cozze a dormir sugli scogli, di porcini sotto la brina e granchi sotto la sabbia…di monasteri d antica clausura e di borghi abbracciati e protetti da altissime mura.
Le Marche…
una ridente lingua di terra che parte da cime innevate e arriva a leccare
le barche ormeggiate,
come se in uno spazio breve d’una discesa e d’una salita…
fosse racchiusa ogni emozione…
che sa regalare la vita.
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Con questa poesia, Marco Polidori a ricevuto il Primo premio al concorso" Premio letterario delle regioni d'Italia" premio "regione Marche" dall' Accademia Internazionale degli studi Francesco Petrarca di Viterbo,
inoltre è già possibile acquistare il suo nuovo libro di poesie dal titolo "Ali di Pietra".con prefazione della Dottoressa in lettere e filosofia, Natalia Gioffreda.
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Un giorno al mare |
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a cura di Marco Polidori
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Colline alle spalle e mare di fronte... ci scaldiam con la sabbia e ci raffreddiamo sul monte,
una lingua che parte da cime innevate e arriva leccare barche ormeggiate,
il sale e l'alloro... il fagiano e la sardina... l'olio d'oliva e il brodetto di mare...
io abito qui...
e qui voglio stare,
dove i trattori potano siepi e mostran le vele, dove la sola distanza d'una salita... racchiude tutto il bello che c'è nella vita.
UN GIORNO AL MARE
Alle spalle di fiori sbocciati sui tanga che colorano pelli troppo accaldate…
con guance paonazze e mani sudate, bolle tra l’afa e gli scogli l’ennesima estate.
Sopra la spuma che frigge e sfrattate conchiglie,
gira l’arco del sole sui coni di panna montata specchiandosi poi sulla corsa di biglie.
Bagnini giganti con muscoli in gomma, son come il miele per gli orsi sugli occhi di donna,
frittura mista e insalata di mare… ombrelloni spogliati dal vento e castelli vestiti di sale.
Un fuoribordo lontano,
guidato a manetta dalle esibizionistiche voglie dei ricchi…
spezza la quiete borghese della battigia, come in un bosco assonnato fa un concerto per soli tamburi di musici picchi.
Coccobbello!!!, Coccobbello!!! Melone e granita… gelati e frappè,
mandorle fresche e anguria succosa…
la passion di chi la vende e l’arsura sopra gli asciugamani, fan d’ogni frutto una manna preziosa.
“Alle quattro, alle quattro non prima”…
urla una mamma a bagno maria alla sua vivacissima bambina… devi prima digerir i rigatoni con i piselli… soltanto poi, potrai mostrar agli amici i tuoi tuffi più belli… alle quattro, alle quattro non prima.
Or c’è chi fa docce senza sapone e chi estrae dalla sabbia la gamba in cancrena dell’ombrellone,
sotto un sol che spegne la luce per salutare la terra senza usar voce.
L’orizzonte spossato ora abbassa le serrande dei chioschi e tutti quanti i lettini…
tra gli arrivederci veloci d’adulti e la gioia che brilla sulle lentiggini stese sul viso
contento… di infuocati bambini.
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Bestie senz'anima. |
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a cura di Marco Polidori
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Arriva l'estate e...
sudate mani faranno nodi stretti sui gard/rail...
lasciando sulla strada gli occhi sorpresi del proprio cane e la propria dignità,
Il bambino è cresciuto e non serve più quel gaio scodinzolio...
lasciamo al suo destino questa creatura... a lui provvederà il buon Dio.
L'uomo e la donna dovrebbero sapere che non v'è atto più ignobile,
l'amore umano tanto declamato non può restar indifferente davanti ad un cane abbandonato...
"Chi riesce ad abbandonare il proprio animale,
dopo averlo sfruttato e con lui essersi divertito...
non si è accorto che il proprio cuore,
nel girone della cattiveria pura ha già smarrito,
chi non sa amare gli animali...non può amare nemmeno gli uomini...
e soprattutto...
non può amare la vita e mai rispetterà se stesso."
BESTIE SENZ'ANIMA
Alcuni “umanoidi”… pensano
che gli animali siano solo bestie senz’anima…
Ma…
Non avranno mai visto, oltre le sponde infangate d’un camion,
gli occhi terrorizzati di una mucca che va a farsi trucidare?
Non si saranno mai emozionati per lo scodinzolio sempre festoso,
disinteressato e troppo spesso incatenato… di un cane.
Non si rispecchieranno mai nell’immensa premura materna
di una leonessa che trasporta delicatissima il suo cucciolo
stringendolo con tenera forza tra le sue fauci?
Tre animali…
secondo alcuni… soltanto tre bestie senz’anima.
Ma…
Io… vedo paura umana… negli occhi terrorizzati di quella mucca,
vedo affetto umano… in quel disinteressato scodinzolio,
vedo amore umano… in quella materna premura…
io… non vedo l’unica cosa che aimè, ci distingue da loro…
non vedo violenza, non vedo mai odio.
Alcuni animali pensano che gli umanoidi siano solo bestie senz’anima.
Be, come dargli torto!!!
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Dell'amicizia... |
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a cura di Marco Polidori
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L'amico prima di dire, ascolta...
L'amico... digiuna pur di non mangiare da solo...
L'amico... ti mostra l'unico sprazzo di sole dentro il temporale...
L'amico... non da mai giudizi, ma dice sempre la sua...
L'amico... non ti chiede come stai, lo capisce guardandoti...
L'amico... non allevia le tue sofferenze, se ne fa carico...
L'amico... cammina per te, ti sorregge se inciampi, ti grida se stai sbagliando.
L'amico... non ti promette le montagne, ma già si arrampica per fartele vedere...
L'amico...
è semplicemente... un altro tu,
in un corpo che ti fa sorridere...
in un cuore che conosci...
in uno sguardo che ti cattura.
DELL'AMICIZIA...
Ogni cosa invade e cambia la materia…
L’acqua… trasforma la rugiada in torrenti cristallini…
La terra… nutre e riscalda piccoli semi trasformandoli in piante fiorite…
L’aria… pettina e spettina le ortiche e interi campi di grano…
Il fuoco… arde sterminate foreste e rende cenere sogni e speranze…
L’autunno… spinge in un angolino la luce… pittura di giallo le foglie e i sentieri nei boschi…
L’inverno… mentre mangia la fiamma del camino si beve tazze colme di nebbia e gelo…
La primavera… vola distesa su una farfalla colorando di gioia le case e gli sguardi…
L’estate… apre i gerani e dipinge d’arancio i meloni e di rosso fuoco l’angurie…
solo l’amore e l’amicizia nella loro immortale fragilità… restano immutati.
Malattie… paure… improvvisi cambiamenti… lutti, invalicabili montagne rocciose se si è soli, dossi di sabbia… nulla più…
se si ha qualcuno su cui contare.
Nobile sentimento l’amicizia… ampolla d’acqua cristallina nell’inchiostro nero… germoglio tenero sotto il catrame, sbadiglio sereno prima del riposo…
energia vitale dentro ogni giorno che ci fa disegnare quello che sarà… senza cancellare mai quello che è già stato…
Dell’amicizia…
nello sterminio quotidiano d’emozioni e valori che dal viver bene ci fa alienare…
l’amicizia vera è una torcia perennemente accesa… in un sentiero dentro al mondo che non sa più… da che parte andare…
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Un giorno come tanti |
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a cura di Marco Polidori
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Inesorabile... scorre tra le nostre mani... l'ora del lavoro e il tempo del riposo, l'attimo complicato e il momento euforico.
Inesorabile, sagoma il nostro umore, da senso al nostro esserci... ci fa sentire vivi.
Dentro un giorno... dentro il brevissimo consumarsi di un giorno... risiede ogni cosa, scompare ogni cosa.
L'alba a bocca aperta ci fa vedere il sole... il tramonto a bocca chiusa se le già divorato...
e noi sotto, piccolissimi e a testa in su... cerchiam di dare senso al nostro far parte del creato.
Un giorno come tanti...
un giorno... meraviglioso come ogni giorno.
UN GIORNO COME TANTI
S’e smarrita la silenziosa sera… dietro i colli sfumati d’azzurro all’orizzonte,
mangiata e digerita d’improvviso dal buio della notte, che stanca e infreddolita…
ora lascia spazio al balsamico tepor dell’alba nuova…
Poi…
cinguettio d’arzilli cardellini innamorati,metallici rumori in officina e clacson di pulmini gialli
nelle strade decorate di jeans e tappeti stesi fuori…
Lentamente,
il sole arriva in alto, proprio al centro blu del cielo, e la sua luce riflette e brilla sugli
orologi al polso della gente seduta ai tavoli del bar disposti sotto le campane in movimento…
Abbracciate dal calore, le nonne, con in una mano la borsa della spesa fatta e nell’altra
l’immancabile rosario appena recitato…
attraversano l’arroventata strada fermando auto, bici, tram e motorini… solo con lo sguardo, mentre i grembiuli verdi dei bambini rosa, in ordinata fila rumorosa… aspettano l’attesa campanella per sudar le canottiere nei giochi spensierati del meriggio.
E’ ora di pranzo…
intorno al tavolo imbandito, immersi tra gli odori del ragù ed i vapori succulenti della pasta cotta al dente… siedono ansimando fame, abbronzati muratori e fischiettanti musicisti,
pensionati col giornale ed il futuro arrotolati e mamme fiere dell’odor di buono e dei letti ricomposti ad arte. Adesso… s’ode più silenzio fuori…
sembra voler fermarsi un po’ anche l’orologio per fare rifiatare il tempo…
che spossato ma sereno, beve e si gode sorsi d’acqua e limonata, riempiendo i suoi polmoni
d’aria buona tra le petunie in fila nell’ombra fresca del terrazzo.
Ma poi… come sempre… appoggia il bicchiere appannato sull’uscio e in tutta fretta lascia il posto alla sera, alla notte… al silenzio.
Moneta d’argento è la luna tra lucciole di stelle… saluta oggi… aspetta domani, accarezzando con luce delicata i gatti sul muretto e… i nostri sogni nel cassetto.
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L'orologio della vita |
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a cura di Marco Polidori
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Che meravigliosa e sorprendente è... la vita,
quando abbassi la testa, sfinito dal temporale...
spesso la rialzi e...
già t'acceca il sole.
L'OROLOGIO DELLA VITA
Atterra la befana da lontano aggrappata all’aeroscopa con le gambe e con la mano,
stanca e infreddolita or plana a riposar della fatica e scende su tetti coperti da bianca neve fredda e cristallina, mettendo da una parte il sacco pieno e la scopina.
Vento gelido alle spalle e uno strano cappellaccio in testa e nel collo una sciarpetta con disegnati una mela e una trombetta, sulle mani screpolate gocce di pozione creata dalle fate,
mentre i vecchi guanti bucherellati salutan già più di mille semi appena germogliati.
Gli alberelli calvi fino ad ora, sfoggiano una parrucca colorata che bene gli decora,
fatta di rami fioriti, chiassosi nidi affamati e saettanti scoiattoli appena risvegliati.
Nella pomeridiana passeggiata in questa valle,
respiro l’aria pura filtrata dai salici e dai pioppi godendo del volar delle farfalle, rapito poi dallo sbocciare di un bel fiore, mi fermo a riempire il naso con l’odore ed il cuore col colore.
D’improvviso… sento nelle orecchie rumoreggiare l’incessante andare e vieni delle onde sopra il mare… il mare, il mare mosso, il mare calmo, il mare azzurro e il mare verde, l’acqua alta e l’acqua bassa, l’acqua salata, l’acqua troppo fredda e l’acqua troppo calda… ed il sole… il sole, il caldo,
che caldo,
e ancora…,
i sassi infuocati e gli scogli annegati, l’insalata di mare da mangiare e l’aragosta ancora viva da sognare, le vongole, le cozze ed i cannelli, poi ustioni e punture, creme e zanzare ed ancora,
i meloni, le pesche, l’anguria, le pannocchie rubate e mangiate e le palette comprate e dimenticate,
i pesci nella rete, i secchielli ed i rastrelli, le gonne accorciate e le infradito sfibrate,
i bermuda nuovi, le collanine di perla e le magliette colorate,
mentre in aria…
aleggia già l’odor dell’uva che vendemmia dentro botti in legno di cantine decorate.
Cadono arrugginite foglie ormai sul tetto e nelle cole della casa dei vicini, tutti svegli già dall’alba
per cercar castagne e chiodini, muschio e porcini,
intenti come sono a riempirne sacchi e balle, da tener di scorta in attesa del presepe e dell’intermittenza luminosa delle natalizie palle.
La ressa nelle strade tronfie di lucine,
i fidanzatini seduti sul muretto a pensar forte cosa regalare,
l’ansia magica dei bimbi,
l’agnello da farcire, da condire e da infornare…
il tempo poi di togliere i guanti ed il cappello,
il maglione ed il giubbino,
di smontare il presepe e anche l’addobbato pino e
accorgersi che d’un agnello ben in carne è avanzato solo un osso…
che già il pensiero vola alla bontà dei castagnoli, dentro il vino rosso.
Toc, toc!
Toc, toc,
si ode alla porta…
è il profumo della primavera con mille
fiori colorati tra i capelli e tra le dita…
e in un improvviso silenzio sorpreso, udimmo tutti…
l’incessante ticchettio dell’orologio della vita.
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Donne |
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a cura di Marco Polidori
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Occhi cerulei sopra un cuore di burro rivestito d'acciaio... le donne.
Braccia sottili che sanno stringere forte, sotto menti aperte che sanno ascoltare... le donne.
Se nel mondo ci fossero solo uomini... la terra smetterebbe di girare, il sole diventerebbe una palla di ghiaccio...
i semi decidererebbero di non germogliare...
Donne...
l'umanità è un magnifico quadro...
gli uomini son la cornice... le donne, sono i vivi colori che danno senso al disegno.
DONNE
Fiocchi di neve su pozze di petrolio, lune d’argento nella notte, miele d’acacia sulla crosta del pane…le donne.
Il loro corpo… è un papavero sotto il vento, vacilla, flette, si piega fino a toccar terra ma, colora di bello la vita e non si spezza mai.
Come due soli accesi all’orizzonte, luminosi, emozionanti…irraggiungibili…
sono i loro occhi.
Il loro sguardo…i colori intensi dell’arcobaleno dietro il via vai delle nubi, fa alzare la testa, fa dimenticar la grandine…fa sperar il sereno.
Una stretta di mano data all’avversario, anche se t’ha fatto piangere e soffrire…è la loro lealtà.
Il loro amore è seno che nutre la carne, è vita che genera vita,
sulle labbra rosa che baciano la ferita rossa del proprio figlio… riposa la loro dolcezza.
Corde robuste dell’altalena son le loro braccia, seggiolino comodo e sicuro,
spingono in avanti per farci sognare, tornano indietro per farci vivere.
La loro mente… stagno che raccoglie gocce di gelo d’inverno per poi dissetare i mille germogli della primavera.
Le donne…
non ci sono…non trovo, parole adatte da pronunciare per poterle un po' spiegare…forse, solo il mio rispettoso silenzio si può solo accostare,
al senso unico e profondo…che li vorrei dare.
Dedicato a tutte le donne che si amano per come già sono…
e non cercano disperatamente d’esser sempre un po’ di più.
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364 giorni d'amore |
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a cura di Marco Polidori
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T.v.t.t.b….ma che significa????
Ieri…l’amore mi ha confidato, ed era anche piuttosto arrabbiato, che proprio non si ritrova
a viaggiar nell’etere gelido della tecnologia…ed è arrivato al triste punto di voler addirittura scappar via,
poiché s’è ravveduto che nel fluttuante squallore …s’è dissolto come sale in acqua, l’unico suo real valore.
L’amore nasce nel silenzio emozionato e vive...nell’emozione d’un silenzio,
L’amore da le spalle alle troppe luci, ma si gira e sorride davanti una candela,
L’amore gioca a nascondino con le guance rosse, si fonde impalpabile nei brividi che accarezzano la schiena, sagoma di speranza i nostri desideri, da dignità ad ogni conquista,
riesce a donare senso alle cose e riesce a farcele apprezzare per come sono,
ci fa sentire combattivi e dolci, decisi e saggi, iceberg e vulcani…carne e cuore.
T.v.t.t.b…ma che significa????
364 GIORNI D'AMORE
Oggi,
14 febbraio…
l’amore vero ha il cuore sanguinante,
si sente ferito tra le coccole imbalsamate e
i sorrisi d’avorio di tutta sta gente.
Oggi lui… un po’ si vergogna,
una fasulla data, forzati aperitivi ed
appassiti fiori rossi, l’hanno incatenato ignudo sulla gogna…
Oggi lui…ha uno strano mal di testa,
preferisce stare chiuso in casa,
perché dovrebbe uscire e fare festa?…
Oggi lui… si sente umiliato,
la pubblicità di false serenate l’hanno proprio mal trattato…
Oggi lui…sembra intimidito,
i cuscini a forma di cuore alle vetrine del fioraio ed i denari straboccanti nel cassetto,
l’hanno proprio innervosito…
Oggi lui… si sente derubato del suo senso giusto di vivere la vita,
mentre a te sembra di sfiorare il cielo,
lui tocca in lacrime il suo fondo con le dita…
Oggi lui…si sente usato e più distante,
poiché ha capito d’improvviso, lo scopo di
quella cena frettolosa al ristorante,
Oggi lui…vuol godersi spensierato il volo di farfalle all’aria aperta,
mentre tu, vorresti nasconderlo insieme alla dolcezza, sotto la tua tristissima coperta…
L’amore vero…
L’amore vero è prendersi cura l’uno dell’altro, è abbracciarsi stretti per rendere meno duro un dolore, è correre sotto il diluvio e quasi non sentire la pioggia…
l’amore vero ha un anima fluttuante che aleggia tra satelliti e galassie, tra Terra e cielo, tra Marte e Mercurio, mai…è solo un numerino impresso sul tuo freddo calendario.
L’amore vero…
l’amore vero è un soffio di vento tiepido che s’innalza fino al sole e sprofonda negli abissi,
è la forza di sorridere quando vorresti piangere,
è restare in silenzio in un angolino quando vorresti urlare al centro,
è riuscire a fermarti per far passare gli altri,
è vedere un po’ di luce anche nel buio più tetro,
è svuotarsi di tutto il bene che hai dentro di te
senza voler mai nulla indietro.
L’amore vero…
non è un mazzo di rose confezionate, comprate al volo in un botteghino e
regalate senza alcuna fatica…è provare a raccogliere ogni santo giorno,
per poi appogiarla sulla mano di chi ami con sentimento…
la stella più brillante e bella, di tutto il firmamento.
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Metamorfosi |
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a cura di Marco Polidori
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Un solco sulla mano mi racconta che vengo da lontano...
una ruga sul mio viso deturpa un pò il mio bel sorriso...
é un percorso obbligatorio il sentiero della vita,
che trasforma il rosso dell' anguria in gelo di granita,
inesorabile ed inarrestabile l'umano cambiamento...
inizia con il latte e finisce disteso in una nicchia del cemento,
tutto cambia,
quello che era va piano a scomparire...
quello che sarà è arduo da capire,
Siamo di passaggio su questa benedetta terra,
per poi andare a riposare dove non si sà...
ascoltiamo ancora chiaro il nostro respirare e
questo or ci sazia per vivere e sognare.
METAMORFOSI
Il tempo invade… modifica… logora… trasforma la materia… sbiadisce la vernice colorata dalle case dei vicini… sbiadisce il blu del ragno tatuato sul mio braccio, scompaiono le rondini dietro nubi cariche di temporali… scompaiono i loro nidi aggrappati alle cole.
Una volta… nei campanili delle chiese rintoccavano preziose campane d’ottone… ora, rintoccano le potenti casse in plastica del radio registratore,
sopra i tetti,le antenne della televisione sembravano lische di pesce… adesso sembrano ossa di seppie,
dentro quell’immenso prato dove da bambino in estate giocavo a guardie e ladri… ora sorge una grande banca per far giocare a guardie e ladri i grandi… tutto l’anno,
da ragazzino… nel campetto da calcio,ogni cosa era pura emozione…
i giri infiniti del pallone, i rimproveri e i complimenti del mister… l’odor dell’erba appena tagliata e delle righe in gesso bianco…
adesso invece, ai calciatori non importa nulla dei giri del pallone… ne tantomeno degli stati d’animo del mister…
gli interessa solo l’erba e… la riga bianca,
per strada, i sorrisi spontanei che la gente mi faceva… son diventati sguardi bassi… nevrotici… frettolosi.
Ricordo,
al crepuscolo della primavera… nei parchi di periferia e nelle vie poco illuminate del paese… si incontravano allegre lucciole in volo…
anche adesso si incontrano… forse anche più di allora… ma sembrano tristi… al posto delle ali hanno una borsetta… e… nessuno le ha mai viste volare.
La mia testa,
prima piena di capelli… pareva una piazza rotonda colma di gente in attesa d’un concerto… oggi, la mia testa… è rimasta una piazza rotonda… ma il concerto è finito,
in bocca poi…
ho sempre avuto pochi denti… ma sani, puliti e tutti veri… ora ne ho tantissimi… bianchissimi… pulitissimi… fintissimi…
Va bè…
dato che presumo non mancherà così tanto alla mia morte…
spero che almeno lei non sia cambiata… anche se poi non potrò urlar di gioia per il suo rimaner originale…
disteso e rilassato godrò della sua perenne quiete spirituale…
dentro un buco stretto e freddo si…
ma almeno… son sicuro… sempre uguale.
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