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Sagre paesane
Parole come macigni - a cura di Marco Polidori

ImageOgni festa ha il suo paese...
ogni paese ha la sua festa.
Fanno la maglia anziane signore davanti al portone di casa,
mentre i vigili indaffarati parcheggiano visi e motori...
c'è odore di rosmarino e spiedini, di zucchero filato e pane arrostito....
un anno d'attesa per fare due salti... per uscire di casa e svagarsi...
un'altra festa d'estate, vesti rinnovate,
piazze gremite... famiglie riunite.

 

SAGRE PAESANE

All’ombra d’un olmo immobile nell’orizzonte scolpito,
la bancarella urla vendendo cianfrusaglie lucide e qualche vestito,
nella piazza ricolma di palloncini colorati e salsicce abbronzate si leva potente nell’aria l’odore
d’un’altra festa d’estate…
Manine sottili stringono pannocchie dorate e spari di gomma ammaccano lattine svuotate,
minigonne e tamburi sfilano sventolando bandiere e a far passar tra la folla la banda del posto…
è l’ho sguardo severo d’un appuntato e il fischio d’un brigadiere.
Nell’ignudo tronco d’olio usurato imbrattato,
risalgono uomini rudi e temerari ragazzi… e tra tutta
la gente con lo sguardo rialzato, c’è già chi urla… questi son pazzi!!!
Tra la fila infinita che aspetta i fagioli per affogarci la mollica del pane abbrustolito,
mordicchia ali di pollo un piccolo gatto impaurito e gli innumerevoli
fiaschi di vino del contadino…
fanno sbandar chi ne ha bevuto troppo, come se andassero in discesa sullo slittino.
Girano facce paonazze sotto l’orchestra e chi non può lasciar casa,
scruta invidioso quei passi gaudiosi dalla finestra e mentre un papà gioca a nascondino con la sua bambina,
un giovane aitante e ruffiano balla abbracciato alla pimpante nonnina.
Col buio partono i fuochi d’artificio ad illuminare l’oscurità e i
bambini curiosi e sorpresi fanno di scatto un passo più in là…
S’è consumata la festa d’estate, bandiere e bancarelle son già ripiegate…
tutta la gente riposa sazia e serena, d’altronde… il ricordo della festa basta e avanza per sognare…
e nella piazza accesa di luce bianca di  luna piena… adesso s’ode soltanto un cane abbaiare.

 
Sesso e genere: natura o cultura (video)
Eventi e Iniziative - Eventi e Iniziative
 
Sesso e genere:
Natura o cultura?


LUCREZIA - 16 APRILE 2010
 
Relazione di
Paolo MARCHIONNI
Medico legale - Bioeticista
 
 

Video dell'incontro organizzato dall'associazione ARCA DELLE IDEE in collaborazione con la Parrocchia di Lucrezia, il Comune di Cartoceto e altre associazioni.
 
Ringraziamo MediaVisionMarche.net per il video della serata.
 
 
Sesso e genere: natura o cultura?
Eventi e Iniziative - Eventi e Iniziative
 Venerdì 16 aprile 2010
ore 21
Lucrezia - Sala San Paolo
 
SESSO E GENERE:
NATURA O CULTURA?
 
Image
 
Relatore:
PAOLO MARCHIONNI
Medico legale - Bioeticista

 
 
Nelle Marche
Parole come macigni - a cura di Marco Polidori

ImageUn mistico scrigno, di verdi prati e filari di viti, di schizzi d'acqua marina e palle di neve,
di oche profumate al finocchietto selvatico e triglie al limone e rosmarino....
Le Marche....
 tutto il mondo in una piccola regione...dove il cielo è ancora d'un azzurro limpido,
dove le albicocche hanno ancora il sapor delle albicocche e l'acqua sgorga incontaminata da ombrate fessure antiche....
dove la vita è a misura d'uomo e il tempo sembra scorrere più lentamente....come se andasse in salita.
 
Se non puoi girare il mondo, per una qualsiasi tua ragione...fai un salto nelle Marche...
ed ecco quà la magia di stà Regione...
tra il fumo dei trattori e l'ondular silente dell'ormeggiate barche.

 

NELLE MARCHE

Taglia i capelli bizzosi alla siepe d’alloro…
e già s’intravede l’azzurro dell’acqua baciare e bagnare i coriandoli d’oro.
Fazzoletto quieto disteso sul grano…
tra un avvinghiato uliveto e la grazia d’un tulipano,
sagre di rane che vanno in carriola e viti mature che riempiono botti,
sempre in dialetto qualunque parola, sui vinci sgrassi che fumano cotti.
Battaglie efferate sul corso del fiume e dossi di mais che sembrano dune,
palazzo Ducale e castelli arroccati, una moto che Vale e musicisti ispirati,
geniale pennello dipinge l’aiuole dell’antica città sui bordi di strade intrise d’alunni e di Facoltà.
Qui scarse si levano chiacchiere per ricordarla in futura memoria…
ma i laboriosi silenzi ne onoreranno per sempre la storia, storia d’uomini rudi e maniche da rigirare, amor per la terra e gioia vera nel vederla di nuovo fiorire.
Centrini fatti di fatica e d’uncinetto,
appaiono i campi supini sotto il cielo pulito,
tra un contadino che asciuga un laghetto e motori suonanti di un motoscafo partito,
di castagne racchiuse nei ricci e di cozze a dormir sugli scogli, di porcini sotto la brina e granchi  sotto la sabbia…di monasteri d antica clausura e di borghi abbracciati e protetti da altissime mura.
Le Marche…
una ridente lingua di terra che parte da cime innevate e arriva a leccare
le barche ormeggiate,
come se in uno spazio breve d’una discesa e d’una salita…
fosse racchiusa ogni emozione…
che sa regalare la vita.
 
_____
Con questa poesia, Marco Polidori a ricevuto il Primo premio al concorso" Premio letterario delle regioni d'Italia" premio "regione Marche" dall' Accademia Internazionale degli studi Francesco Petrarca di Viterbo,
inoltre è già possibile acquistare il suo nuovo libro di poesie dal titolo "Ali di Pietra".con prefazione della Dottoressa in lettere e filosofia, Natalia Gioffreda.

 
Un giorno al mare
Parole come macigni - a cura di Marco Polidori

ImageColline alle spalle e mare di fronte... ci scaldiam con la sabbia e ci raffreddiamo sul monte,
una lingua che parte da cime innevate e arriva leccare barche ormeggiate,
il sale e l'alloro... il fagiano e la sardina... l'olio d'oliva e il brodetto di mare...
io abito qui...
e qui voglio stare,
dove i trattori potano siepi e mostran le vele, dove la sola distanza d'una salita... racchiude tutto il bello che c'è nella vita.

 

UN GIORNO AL MARE

Alle spalle di fiori sbocciati sui tanga che colorano pelli troppo accaldate…
con guance paonazze e mani sudate, bolle tra l’afa e gli scogli l’ennesima estate.
Sopra la spuma che frigge e sfrattate conchiglie,
gira l’arco del sole sui coni di panna montata specchiandosi poi sulla corsa di biglie.
Bagnini giganti con muscoli in gomma, son come il miele per gli orsi sugli occhi di donna,
frittura mista e insalata di mare… ombrelloni spogliati dal vento e castelli vestiti di sale.
Un fuoribordo lontano,
guidato a manetta dalle esibizionistiche voglie dei ricchi…
spezza la quiete borghese della battigia, come in un bosco assonnato fa un concerto per soli tamburi di musici picchi.
Coccobbello!!!, Coccobbello!!! Melone e granita… gelati e frappè,
mandorle fresche e anguria succosa…
la passion di chi la vende e l’arsura sopra gli asciugamani, fan d’ogni frutto una manna preziosa.
“Alle quattro, alle quattro non prima”…
urla una mamma a bagno maria alla sua vivacissima bambina… devi prima digerir i rigatoni con i piselli… soltanto poi, potrai mostrar agli amici i tuoi tuffi più belli… alle quattro, alle quattro non prima.
Or c’è chi fa docce senza sapone e chi estrae dalla sabbia la gamba in cancrena dell’ombrellone,
sotto un sol che spegne la luce per salutare la terra senza usar voce.
L’orizzonte spossato ora abbassa le serrande dei chioschi e tutti quanti i lettini…
tra gli arrivederci veloci d’adulti e la gioia che brilla sulle lentiggini stese sul viso
contento… di infuocati bambini.

 
Missione tra gli indigeni
IL PONTE - Articoli a cura di Padre Claudio Brualdi

MISSIONE TRA GLI INDIGENI

In uno dei miei articoli precedenti, comunicavo che noi, Missionari della Consolata in Colombia, abbiamo come tre fronti di lavoro specificamente missionario: con i contadini del Caquetà, i negri della Costa atlantica (di cui già vi ho parlato) e gli indigeni. Abbiamo celebrato qualche domenica fa la Giornata Mondiale delle Missioni, voglio perciò farvi conoscere qualcosa della nostra attività con gli indigeni Paez, che sono discendenti degli antichi Incas.

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Famiglia indìgena

In Colombia vivono ben 87 gruppi indigeni, disseminati per tutto il territorio nazionale, ma che non superano, secondo le statistiche, mezzo milione di persone (appena il 3,28% dell'intera popolazione colombiana). Il grupo Paez è il più numeroso: si calcola che siano circa 110.000. Gli indigeni, dimenticati per secoli sia dallo Stato che mai li ha tenuti in conto e li ha rilegati nei loro territori, le famose riserve, hanno vissuto la loro vita sempre ai margini, era quasi loro "proibito" mescolarsi con i bianchi o i meticci che li guardavano con sospetto. Ma anche la Chiesa li ha tenuti lontano dovuto al fatto che molti benefici ricevuti dalla Chiesa al tempo della colonia, erano proprietà degli indigeni. Ignorati quindi per tanto tempo essi hanno continuato con le loro tradizioni e anche con la loro religione, per lo più una mescolanza tra cristianesimo, dato che molti erano stati battezzati, a volte con la forza, e tradizioni religiose proprie della loro cultura.

E' stata la nuova Costituzione nel 1991 che ha riscoperto la presenza di queste persone, che in fondo sono i legittimi abitanti di queste terre, perché gli altri sono discendenti degli Spagnoli, che li hanno conquistati con la forza e con tanta violenza, occupando le loro terre, depredando i loro tesori e decimandoli. Così pure i negri sono arrivati fin qui, trasportati come schiavi degli Spagnoli, per attendere alle loro fattorie e per sfruttare le miniere d'oro.

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La terza nazione del mondo. I disabili tra pregiudizio e realtà
Biblioteca di Bordo - Appunti di viaggio nella lettura
Matteo Schianchi
La terza nazione del mondo.
I disabili tra pregiudizio e realtà

Se il 2008 è stato l’anno di Oscar Pistorius ci piacerebbe che il 2009 fosse quello di Matteo Schianchi, nuotatore della nazionale di sport disabili, storico e autore del libro La terza nazione del mondo. I disabili tra pregiudizio e realtà,  p. 174, Euro 14,00 (Ordina da IBS Italia).

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Speriamo che questo saggio, privo di retorica e tanto meno di ogni al­lusione pietistica, faccia presto il suo debutto tra i banchi di scuola, adottato dal maggior numero di in­segnanti illuminati per poter final­mente aprire una nuova prospetti­va culturale in merito alla tematica dell’handicap, oltre che una nuova mappa geografica, sicuramente i­gnota ai più.
Perché quando parlia­mo di disabili d’ora in poi Schian­chi ci invita a tener presente l’esi­stenza di un’entità sovranazionale, una “popolazione” non sempre ri­conosciuta, ma stimata dalle Na­zione Unite nell’ordine dei 650 mi­lioni di cittadini. Dopo la Cina e l’India, appunto la «terza nazione del mondo». Tanti sarebbero i disa­bili (a seguito di malattie o malfor­mazioni congenite, eventi trauma­tici e menomazioni di ordine fisico e psicologico acquisite) nel mondo: 3 milioni in Italia (oltre 40mila nuo­vi casi ogni anno) che raddoppiano e salgono a 6 milioni (la se­conda regione dopo la Lombardia) comprenden­do coloro che hanno delle forme di “invalidità lievi”.

Un popolo quello dei disa­bili nazionali che arriva a toccare i 10 milioni se si considera il coinvolgimen­to diretto e indiretto delle famiglie, degli amici e degli operatori di settore che si rendono disponibili in favore dei soggetti invalidi. Numeri pesanti, che potrebbero indurre ad accre­scere il tasso già fin troppo elevato di «stigmatizzazione» da parte del­l’universo normodotato che non ha ancora imparato a posare il suo sguardo in maniera lieve, naturale e soprattutto costruttiva nei con­fronti dei disabili. Per eliminare u­na volta per tutte gli steccati del­l’invasiva discriminazione e toglie­re di mezzo quelle nocive barriere che sono di ordine mentale, prima che architettonico, occorre secon­do Schianchi pensare a una nuova cultura e a quello che in maniera cristallina propone come «pro­gramma minimo».

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Un manifesto e­sistenziale che da questo momento va sottoposto e mandato a memo­ria da tutto l’apparato istituzionale, pregandolo di passare in rapida se­quenza dalla teoretica schianchia­na alla praxis sociale. Un program­ma in cui serve un’attività di pre­venzione «per diminuire le fonti dell’handicap». Questa passa per u­na politica non più assistenzialista, ma che «deve mettere al centro i soggetti e le loro relazioni».

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sabato 04 settembre 2010